Debutta a Roma il Festival del Cinema Libanese in Italia “Libano Plurale” 25–29 maggio 2026 | Associazione Stampa Estera & Cinema Barberini

«Nell’attuale contesto di incertezza, dare spazio al cinema libanese è per noi un atto di resistenza culturale: un gesto
concreto di sostegno ai libanesi e alla ricchezza delle loro espressioni artistiche e culturali. Raccontare il Libano
significa condividere un modello unico di equilibrio civile millenario, in cui ben diciotto confessioni diverse hanno
sempre coesistito. Raccontare questa complessità attraverso il cinema apre lo sguardo a un auspicato futuro di pace».
Introduce così il senso del Festival la Presidente, Sara Abou Said.

Roma accoglie per la prima volta il Festival del Cinema Libanese in Italia, una rassegna che porta nel cuore della capitale la ricchezza del cinema libanese contemporaneo e d’archivio. Dal 25 al 29 maggio 2026, il pubblico potrà scoprire opere, autori e visioni che raccontano la complessità culturale, sociale e identitaria del Libano. Il Festival è promosso dall’Istituto Culturale Italo Libanese (ICIL) e organizzato dall’associazione culturale Cinema Senza Frontiere, con il sostegno dell’Ambasciata del Libano in Italia e della Fondazione Med- Or, confermando una collaborazione istituzionale che valorizza il dialogo culturale tra i due Paesi.
L’apertura ufficiale si è tenuta il 25 maggio presso l’Associazione Stampa Estera in Italia, a Palazzo Grazioli, alla presenza di istituzioni, partner culturali, registi e stampa internazionale. Hanno portato i saluti istituzionali di S.E.
Carla Jazzar, Ambasciatore del Libano in Italia e di Maurice Salamé, Presidente dell’ICIL.
L’Ambasciatrice ha aperto l’evento dando il benvenuto ai presenti e sottolineando l’importanza di questa prima edizione per la cultura libanese. Ha ricordato come il cinema sia oggi uno dei mezzi più potenti per raccontare la complessità del Libano, rafforzare il legame con la diaspora e mantenere viva la memoria collettiva in un momento storico segnato da instabilità e sfide umanitarie. Ha definito il festival “un atto di resilienza e un messaggio di speranza”.
Il Presidente dell’Istituto Culturale Italo Libanese ha evidenziato il ruolo dell’ICIL come ponte stabile tra Italia e Libano. Ha ricordato che la missione dell’Istituto è promuovere cultura, formazione e dialogo, e che il festival rappresenta un nuovo tassello in un percorso che negli anni ha incluso: collaborazioni accademiche, progetti culturali e artistici, iniziative dedicate al Medio Oriente, programmi di alta formazione realizzati con la Fondazione Med‑Or.
A seguire I vari interventi dei relatori moderati dall’attrice Francesca Ceci: Sara Abou Said, presidente del Festival del Cinema Libanese in Italia; Sarah Hajjar, presidente del Festival du Film Libanais en France; Maria Cristina Rigano, consigliere ICIL; Francesca Noia-van der Staay, Ceo Black Light Film; Bernard Selwan El-Khoury, direttore di Cosmo. Ospite la regista, sceneggiatrice e attrice Mounia Akl.
I relatori hanno messo in evidenza quanto segue:
Maria Cristina Rigano – Consigliere ICIL e Responsabile della Comunicazione del Festival ha ricordato con tono istituzionale il ruolo dell’Istituto Culturale Italo- Libanese, nato a Roma per costruire ponti reali tra Italia e Libano attraverso cultura, formazione e dialogo. Ha spiegato come l’ICIL, negli anni, abbia lavorato con concretezza:
organizzando eventi, conferenze, progetti accademici, iniziative artistiche e momenti dedicati alla moda e all’enogastronomia, sempre con un’unica domanda guida: come avvicinare ancora di più i nostri due Paesi? Uno dei risultati più significativi è la collaborazione con la Fondazione Med- Or, che dal 2022 ha permesso a molti giovani libanesi di studiare grazie a borse di studio e programmi di alta formazione. Un investimento nel futuro del Libano e un esempio virtuoso di cooperazione culturale. Rigano ha ricordato anche le iniziative dedicate a Gibran Khalil Gibran, figura simbolo del dialogo tra Oriente e Occidente, la cui opera continua a ispirare riflessioni sulla libertà, la dignità e la creatività umana. Ha concluso definendo l’ICIL “una casa comune per chi crede che la cultura sia un atto di pace”, e ha celebrato il Festival del Cinema Libanese come un nuovo capitolo di questo percorso: un progetto che unisce arte, identità e futuro, reso possibile dalla visione e dalla determinazione di Sara Abou Said.

Sara Abou Said – Presidente del Festival del Cinema Libanese in Italia ha raccontato con emozione la nascita del Festival del Cinema Libanese in Italia, un progetto che ha preso forma da un’idea condivisa con Francesca Noia-van der Staay e che si è consolidato grazie all’incontro con Sarah Hajjar. Da questa sinergia è nata l’associazione Cinema Senza Frontiere, apartitica e senza fini di lucro, che ha reso possibile la realizzazione del festival insieme al Cinema Barberini. Ha ricordato il momento di incertezza vissuto all’inizio della guerra in Libano, quando il team si è chiesto se fosse giusto proseguire. La risposta è arrivata dalla comunità: proprio nei momenti più difficili, il cinema può diventare una voce potente, capace di sostenere un Paese ferito e di amplificarne le storie. Da qui la scelta del tema “Libano Plurale”, che racconta la convivenza di culture e confessioni diverse, l’amore per la vita nonostante le tragedie, l’identità forte di un Paese piccolo ma sparso nel mondo e la ricchezza della sua diversità. Sara ha spiegato che questo festival è per lei un atto d’amore verso le sue due patrie, Italia e Libano. Realizzato con risorse limitate e tre mesi di lavoro intenso, il progetto ha superato difficoltà logistiche e distanze geografiche grazie al sostegno di

partner, sponsor e professionisti libanesi. Ha concluso dicendo che il festival vuole far viaggiare gli spettatori nel Libano reale, con la speranza che un giorno tutti possano visitarlo in pace e sicurezza.

Sarah Hajjar – Presidente del Festival du Film Libanais en France. Ha portato una prospettiva internazionale sul festival, presentandolo come l’evoluzione di un lavoro iniziato da vari anni. In un contesto segnato da guerra tra Israele e Libano, crisi economica, mancanza di sostegno pubblico e censura, il cinema libanese continua a reinventarsi.

La prima edizione del Festival del Cinema Libanese in Italia presenta dieci film (1976–2025), offrendo una visione plurale del Paese tra storia, esilio e identità. Tre di questi film sono stati presentati a Venezia (Giornate degli Autori).

Tra le opere: West Beyrouth di Ziad Doueiri, South Lebanon: History of a Village under Siege di Jocelyne Saab, Do You Love Me di Lana Daher, Arzé di Mira Shaib, Dirty, Difficult, Dangerous di Wissam Charaf, A Sad and Beautiful World di Cyril Aris, Costa Brava, Lebanon di Mounia Akl, oltre a Portrait of a Certain Orient e RIND di Romy Matar.

Il programma ha il piacere di accogliere in presenza Mounia Akl, Lana Daher, Wissam Charaf e Wafa’a Celine Halawi. Questo Festival valorizza le registe donne e propone un mosaico di contraddizioni, senza offrire un’immagine unica del Libano, ma riflettendo la complessità del Paese e della sua diaspora.

Francesca Noia-van der Staay – CEO Black Light Film ha raccontato la nascita del festival dal punto di vista produttivo e creativo, ricordando come l’iniziativa sia nata dal desiderio di costruire un percorso culturale più ampio, capace di unire cinema, identità e dialogo internazionale. Ha definito il cinema libanese “un miracolo culturale”, sottolineando come un Paese così piccolo, ma con una diaspora immensa, sia riuscito a sviluppare una delle cinematografie più vitali del Medio Oriente. Ha evidenziato la forza delle coproduzioni internazionali, che coinvolgono Paesi come Francia, Germania, Italia, Qatar, Arabia Saudita ed Egitto, e la presenza costante dei film libanesi nei più importanti festival del mondo: Venezia, Cannes, Tribeca, Londra, Il Cairo, Red Sea. Ha condiviso

anche un ricordo personale dei Beirut Cinema Days, dove ha percepito la cultura come una necessità vitale, un modo per resistere e per affermare la propria identità. Per Francesca, il festival nasce proprio da questa energia: dalla convinzione che il cinema possa trasformare fragilità e complessità in arte universale. Ha concluso ricordando le parole di Nadine Labaki, secondo cui oggi il cinema deve difendere l’umanità e la memoria in un mondo sempre più disumanizzato, e ha definito il festival un atto di fiducia nella cultura come spazio di libertà condivisa.

Mounia Akl – Regista, sceneggiatrice e attrice ospite d’onore della conferenza, ha condiviso un intervento intenso e personale, raccontando il suo rapporto con il cinema e con il Libano. Ha parlato del film inaugurale A Sad and Beautiful World, che interpreta e presenta al pubblico, descrivendolo come una storia che attraversa oltre trent’anni di vita di una coppia libanese, sospesa tra speranza e disillusione, desiderio di fuga e paura dell’esilio. Akl ha spiegato che questo dilemma – restare o partire – è una ferita aperta per molte famiglie libanesi, e che il cinema diventa spesso il luogo in cui questa tensione trova voce. Ha raccontato come il film alterni materiali d’archivio, momenti intimi e una colonna sonora che accompagna il racconto come un respiro, restituendo la complessità emotiva di un Paese in continua trasformazione. Nel suo intervento ha parlato anche del ruolo dell’umorismo, che definisce “un gesto di resistenza”: un modo per continuare a credere nella possibilità di un Libano capace di rinascere, nonostante tutto. Ha ricordato il suo percorso artistico, dalla formazione alla Columbia University ai successi internazionali di Costa Brava, Lebanon, fino ai progetti televisivi con BBC, Netflix e A24, sottolineando come ogni esperienza sia stata un modo per portare il Libano nel mondo e il mondo dentro il Libano. Akl ha concluso ringraziando il festival per aver creato uno spazio di ascolto e di incontro, e ha espresso il desiderio che il pubblico italiano possa scoprire, attraverso i film, non solo le ferite del Libano, ma anche la sua straordinaria capacità di immaginare, creare e resistere.

Bernard Selwan El‑Khoury – Direttore Cosmo ha portato al festival una riflessione lucida sul ruolo dei media e della produzione culturale nel raccontare il Libano contemporaneo. Ha ricordato come, in un Paese segnato da instabilità politica, crisi economiche e migrazioni continue, la narrazione diventi un atto di responsabilità e contribuisce a costruire l’immagine del Libano nel mondo. Nel suo intervento ha sottolineato l’importanza di creare spazi di visibilità internazionale per i giovani autori libanesi. Ha evidenziato come molte opere libanesi riescano comunque a emergere grazie alla forza delle storie, alla qualità della scrittura e alla capacità dei registi di trasformare fragilità e complessità in linguaggi universali. El- Khoury ha parlato anche del ruolo delle piattaforme culturali e dei festival come luoghi di incontro, scambio e costruzione di reti professionali. Ha definito il Festival del Cinema Libanese in Italia un tassello importante in questo percorso: un’occasione per far conoscere al pubblico europeo un cinema che non si limita a documentare la realtà, ma la interroga e la sfida.

Film inaugurale – “A Sad and Beautiful World”. Il festival si apre con la proiezione del film di Cyril Aris, interpretato da Mounia Akl, Hasan Akil e Julia Kassar, un’opera che attraversa oltre trent’anni di vita di una coppia libanese sospesa tra speranza, disillusione e desiderio di fuga. Presentato alle Giornate degli Autori 2025, dove ha ottenuto il Premio del Pubblico, il film racconta con delicatezza e profondità il dilemma che attraversa molte famiglie libanesi: restare nel proprio Paese o cercare altrove stabilità e futuro. L’opera è stata presentata in anteprima alla Sala Stampa dell’Associazione Stampa Estera – Palazzo Grazioli, in un’atmosfera intensa e partecipata, che ha anticipato l’emozione della proiezione ufficiale. Il film sarà poi proiettato in apertura del Festival al Cinema Barberini, segnando l’avvio della programmazione pubblica della rassegna. Al termine dell’anteprima, Mounia Akl

ha incontrato il pubblico e la stampa rispondendo alle domande con grande sensibilità e autenticità. Il dialogo che ne è seguito è stato uno dei momenti più emozionanti della giornata: l’attrice e regista ha condiviso riflessioni sul processo creativo, sul rapporto personale con la storia del film e sul significato di raccontare il Libano attraverso un linguaggio cinematografico che unisce intimità, memoria e resistenza.

Programmazione – 27/29 maggio, cinema barberini. La rassegna propone: 7 lungometraggi, 3 cortometraggi, anteprime contemporanee, classici restaurati, documentari, opere di registi emergenti, un focus sulle registe libanesi.

Tra i titoli selezionati: West Beyrouth, South Lebanon, Do You Love Me, Arzé, Dirty, Difficult, Dangerous, Costa Brava, Lebanon, Portrait of a Certain Orient, RIND.

Il Festival ringrazia: AssadaKah, Beewired, Beirut Beer, Cosmo, Corpo10, Chateau Ksara, GNS Press, KmetroO,  MEA, Rifai, Mandaloun, Urban Garden, Cinema Barberini.